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Claudio Malagoli
Universita' di Scienze Gastronomiche
Aumento dei prezzi e crisi alimentare
Secondo le indagini della Fao, nel nostro pianeta circa 800 milioni di persone soffrono la fame. Le cause della sottonutrizione sono molteplici e non sono dovute solo ed esclusivamente a una carenza quantitativa di cibo. Esse vanno dalla presenza di conflitti interni e guerre, alla vera e propria scarsità di cibo a causa di eventi imprevedibili, associata spesso a situazioni climatiche avverse e alla mancanza di risorse economiche sufficienti per sopperire ai fabbisogni alimentari. Secondo la Banca Mondiale gli aumenti dei prezzi determineranno nei prossimi anni un aumento di 100000 “nuovi poveri”, che andranno a sommarsi a quelli esistenti. Si parla di “guerra del pane” e in alcuni paesi si sono verificati scontri tra dimostranti e forze dell’ordine in relazione all’assalto di magazzini di prodotti alimentari.
A questo punto, anche al fine di trovare soluzioni adeguate, è necessario interrogarsi sulle motivazioni che hanno portato a questa situazione. È possibile affermare che non esiste un’unica motivazione e che l’attuale fase congiunturale è determinata da una serie di fattori, spesso tra loro interconnessi, con riferimento soprattutto all’aumento della popolazione mondiale e alla sua concentrazione in agglomerati di grandi dimensioni, all’aumento dei competitori nell’utilizzazione delle produzioni agroalimentari e della terra coltivabile e, non ultimo, a situazioni ambientali avverse. A questi si devono aggiungere ulteriori fattori da tenere in considerazione quali l’utilizzazione dei terreni dei paesi meno avanzati per la produzione di alimenti destinati ai mercati dei paesi ricchi, la diminuzione delle scorte di alimenti, la disparità nella crescita economica dei paesi meno avanzati a fronte di un elevato reddito dei paesi ricchi, l’aumento dei prezzi dei fattori della produzione, le numerose attività speculative sul mercato degli alimenti e la profonda modificazione delle politiche agricole dei principali paesi produttori.
Occorre anche rilevare che l’incremento di prezzo delle derrate alimentari ha determinato un forte allarme anche nei paesi ricchi, tanto che forse questo forte incremento dei prezzi dei prodotti alimentari è salutare per la nostra società e potrà contribuire a cambiare le idee a molte persone che, finalmente, si sono accorte che i telefonini e i computer non sono buoni da mangiare! Il senso di questa affermazione è che forse, per troppo tempo, gli alimenti sono stati ritenuti un bene secondario, un bene abbondante, per cui nessuno si è mai interessato del loro prezzo. A questo proposito si tenga presente che nelle società avanzate la spesa per generi alimentari e bevande ha raggiunto l’aliquota minima del 15%. Questo significa che l’85% della spesa è destinata ad altri acquisti, non compresi nella voce alimentazione. È forse il caso di rivedere le nostre priorità?
Il forte aumento dei prezzi, complice una situazione economica che sicuramente non è delle migliori, ha determinato un cambio di attenzione nei confronti del cibo. Ecco allora che ci troviamo in un momento nel quale il valore del cibo può riprendere la sua posizione tra le priorità che caratterizzano i consumi di ognuno di noi.
Il problema del contenimento del prezzo del cibo non è di facile soluzione, in quanto coinvolge scelte di carattere politico, produttivo, sociale e di rapporti internazionali tra i diversi paesi del globo. Affinché la situazione si normalizzi e garantisca condizioni nutrizionali stabili e adeguate per tutti, sono necessari comportamenti cooperativi da parte degli organismi che compongono la filiera di produzione del cibo. Sarà necessario, inoltre, da parte di tutti noi un atteggiamento più sobrio nei confronti del cibo, al fine di maturare una nuova consapevolezza nei confronti di un bene del quale nessuno può fare a meno.
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