Stefano Masini

 

NUNZIO PRIMAVERA,
Sacre & Profane. Viaggio tra cibi e fede nell’Italia delle sagre
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Edizioni Pro Sanctitate, Roma 2008  

Nunzio Primavera, giornalista romano con solide radici siciliane, di Enna precisamente, “belvedere della Sicilia”, i cui usi, idee, costumi e sentimenti affiorano sempre nei caratteri della sua ricerca letteraria, dedica un piacevole e colto studio a celebrazioni e feste che scandiscono il tradizionale calendario nell’ordine in cui avvenimenti remoti – che esistono soltanto nella fantasia popolare o corrispondenti alla realtà storica – si succedono nel corso dell’anno.
Il sottotitolo Viaggio tra riti e fede nell’Italia delle sagre non deve ingannare riguardo alla reale struttura narrativa, che non rimane una semplice collezione di feste patronali, fiere e mercati tradizionali che si ripetono, al di là di una possibile operazione statistica di censimento, tra piazze e campanili d’Italia.
La stesura dei capitoli consente, infatti, una facile accessibilità al racconto di ciascuna delle ricorrenze più significative che tornano puntuali per rinnovare il profondo legame tra le comunità e il territorio in cui sono insediate. Ma come ogni porzione di terra non è una semplice zona geografica da delimitare attraverso confini fisici, così ciascun episodio che racconta il reiterarsi di riti locali ha un valore diverso dall’abbondanza di citazioni, memorie e miti che già appagano una curiosità di indole leggera. Bisogna scavare più a fondo e cercare qualcosa di qualitativamente diverso, avendo lucida coscienza che dalle vicende sacre e profonde che informano cerimonie di culto religioso o usanze in genere, affiorano alla superficie le cifre più genuine che ci consentono di afferrare tutta la ricchezza di un popolo.
Scrive l’autore (pag. 141), raccogliendo consapevolmente l’intensa storicità dei comportamenti collettivi ed il ruolo ordinativo del successivo ripetersi spinto da fede, ragione e mistero: “L’Italia è uno scrigno in cui c’è storia e arte, cultura e sapori, folclore e poesia, fede e dissacrazione. Millenni di storia e l’incontro con popoli e culture diverse hanno segnato una traccia profonda e contribuito ad arricchire i mille territori. Si è così generato un patrimonio che fa del Belpaese il luogo dove il genere umano ritrova radici e passioni insieme forti e semplici, effimere e raffinate”.
In sostanza, il martellìo del tempo ha elevato a protagonisti dell’esperienza ora fenomeni naturali (fasi lunari o eventi climatici) ora pratiche economiche e sociali (trebbiatura, transumanza) ora manifestazioni votive dei fedeli di Sant’Agata, San Ranieri, Sant’Efisio, nel segno di un ethos condiviso, costruendo la indispensabile armonia tra piazze e campanili, tra passione civile e partecipazione laica e patrimonio di fede, attesa e speranza.
Con il perdurare nel tempo e nella ripetizione collettiva si esprimono, dunque, i caratteri e i valori delle diverse comunità socio-politiche e anche quando le battaglie della storia arrestano lo sviluppo localistico e modellano l’unità della dimensione giuridica di un popolo, la complessità dei fatti e degli usi continua a permanere e, anzi, solo la fedeltà alla proprie origini, della terra e del sangue, può garantire la continuità nel tempo delle istituzioni oltre che la coesione sociale.
In una realtà globale – alla quale non siamo ancora abituati – in cui si è progressivamente ridotto il peso delle distanze fisiche ed è venuto meno il senso concreto dei valori coerenti con la nostra identità storica, la riscoperta minuziosa e intrigante di un itinerario di ricorrenze va, dunque, ben al di là del tentativo – peraltro ben riuscito – di attirare l’attenzione su una realtà vivace e misteriosa.
L’operazione conoscitiva serve a tradurre il livello di coesione e di motivazione che si rinviene al livello del sociale, nell’orgoglio di appartenenza a una terra, a un’arte, a una congregazione e rappresenta quella spinta essenziale per portarci fuori dalle sabbie mobili dell’indistinto che salda gli aspetti monetari e di mercato alla qualità egoistica della nostra vita. Costruire qualcosa di solido e di duraturo ancorandosi al materiale della tradizione è, tuttavia, anche un modo per frenare il declino di un’economia prigioniera dentro la gabbia della realtà di beni commercializzati con il minor prezzo su scala planetaria.
La rigenerazione dell’agricoltura all’interno di un percorso che valorizza i vantaggi competitivi spesso impareggiabili del territorio parte da qui e fa leva sulla invidiabile posizione competitiva che alle imprese concede il valore del patrimonio climatico-paesaggistico e la seduzione del patrimonio artistico-culturale.
Il circuito di feste e costumanze che Nunzio Primavera ci regala attraverso una lente apparentemente distaccata di erudito scrittore non riesce a nascondere la carica dirompente di un progetto che colloca la produzione di beni e servizi, da parte delle imprese agricole multifunzionali, all’interno di un circuito in costante e continua crescita di consumo esplorativo dei luoghi, di scoperta dei territori di origine, di interesse verso l’enogastronomia locale.
Recuperare e mantenere vive la devozione di un santo e la memoria di una ricorrenza, assicurando le forme espressive delle proprie radici culturali, insieme al merito di attualizzare la tradizione con un invito ad una riscoperta delle radici del futuro, rinvia a un sistema di relazioni con il territorio e i suoi elementi di identità (la storia, la cultura, i costumi) che sono la formula più efficace di orientamento delle modalità di offerta di alimenti di qualità e di servizi declinati al benessere.

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